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Hernanes alla Pinta Sportiva: “In Serie A anni bellissimi ma non so se tornerò a giocare. Il mio presente si chiama Ca’ del Profeta”

Uno dei migliori centrocampisti dell’ultimo decennio in Serie A. Un brasiliano “atipico” con l’ossessione per la vittoria che prevale sul mero gesto tecnico: Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, meglio noto come Hernanes, ha sicuramente fatto divertire i tifosi di Lazio, Inter e Juve e i Fantallenatori che dovevano svenarsi per acquistare “il Profeta”, soprannome che gli è stato affibbiato da Leifert Tiago, presentatore di una tv brasiliana colpito dal fatto che il giocatore, durante le interviste, citasse sempre qualche versetto della Bibbia. Dagli inizi con il Santa Cruz, nel ruolo di terzino sinistro, passando per i 7 anni di calcio italiano fino ad arrivare all’esperienza in Cina, all’Hebei, e al ritorno in Brasile, prima al San Paolo, la società che lo ha lanciato al grande calcio europeo e infine allo Sport Recife, la squadra della sua città con cui ha risolto da poco il suo contratto.

Fino ai 14 anni giocavo a futsal poi ho preso la decisione di puntare tutto sul calcio a 11. Quando sono arrivato a Roma ho trovato un calore incredibile, voi italiani siete malati di pallone (ride). I miei 4 anni alla Lazio sono stati fantastici, ho segnato molti goal e il rapporto con i tifosi era incredibile. La vittoria in finale di Coppa Italia nel derby contro la Roma mi rimarrà dentro per sempre: un’emozione indescrivibile in una città come quella capitolina. Da lì ho preso consapevolezza ulteriore delle mie qualità e ho fatto il grande salto andando nella fredda Milano, sponda nerazzurra. Fu un periodo difficile in cui a farla da padrone c’era il cambio societario; a certi livelli, per rendere al meglio, occorre trovare l’equilibrio e la stabilità soprattutto fuori dal campo per poter rendere al massimo nel prato verde, purtroppo in quel momento mancava qualcosa. Nella Juve ho vinto Scudetto e Coppa Italia e ho trovato un ambiente incredibile dove la vittoria è l’unica cosa che conta, il monito giusto che sposava perfettamente la mia visione sportiva. Sono stato fortunato anche a giocare per la mia Nazionale, ho vinto una Confederations Cup nel 2013 ma ho anche perso un oro all’Olimpiade di Pechino nel 2008. Ottenemmo solo un bronzo ma, visti i presupposti e i giocatori di quella squadra, la semifinale persa contro l’Argentina rimane ancora una ferita aperta”

Ma non si parla solo di calcio in questa intervista. Infatti, al FuoriLuogo di Via Govone, il giocatore verdeoro, al momento svincolato, ha raccontato alla “Pinta Sportiva”, moderata da Davide Chicarella, la sua nuova vita come proprietario della “Ca’ del Profeta”, un ristorante e wine resort che si trova nella stupenda location di Montaldo Scarampi: “Mi sento a casa nelle colline del Monferrato, trovo la pace e la serenità di cui ho bisogno. Nel 2015, dopo 5 anni che vivevo in Italia, avevo bisogno di stabilizzarmi in un luogo che mi permettesse anche di essere in una posizione strategica, vicino a Torino e Milano. Nello stesso periodo sono passato alla Juventus e lì mi sono innamorato del vino, trovando in Marchisio e Barzagli personaggi di riferimento nel campo della viticoltura. Da lì la scelta di aprire un agriturismo-resort di lusso. Cerco di aiutare sempre, dal potare le viti al rispondere al telefono nel ristorante. Voglio sentirmi protagonista, come quando giocavo”

Nei giorni scorsi, vista la sua situazione di svincolato di lusso, si era anche parlato di una possibilità di approdo all’Asti in Serie D ma il veto di tesserare calciatori extracomunitari aveva fatto saltare la trattativa. L’ex giocatore bianconero ha comunque fatto capire che, almeno momentaneamente, sarà difficile vederlo ancora con gli scarpini ai piedi: “In questo momento voglio pensare alla mia famiglia, concentrare le mie energie sui progetti che ho in mente. D’altronde negli ultimi 5 anni ho girato tanto tra Italia, Cina e Brasile. A gennaio pensavo di poter giocare ancora un paio di anni ma non avendo trovato accordi con nessuna società ho deciso di lasciar perdere. Nel futuro mai dire mai. Quel che so per certo è che non voglio fare l’allenatore”.

Infine un punto sulla situazione del calcio italiano – a maggior ragione dopo la clamorosa eliminazione dallo spareggio Mondiale in Qatar per mano della Macedonia del Nord –  e una previsione su chi vede favorito nella  volata finale del campionato di Serie A: “In Italia, portando mio figlio nella scuola calcio, ho constatato che siete bravissimi a livello tattico ma che fate fatica a dare assoluta libertà nel gesto tecnico.  Questo poi si riflette anche in un ragazzo di 20 anni, a quell’età non la puoi insegnare la creatività. Credo che, soprattutto un bambino, debba divertirsi e non essere vincolato da troppe direttive tattiche. Per quando riguarda la vittoria del campionato vedo favorito il Milan ma non sono certamente da escludere Napoli, Inter e Juve: sarà un divertentissimo finale tutto da vivere”