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Andrea Sarah Tardito: “Sono cresciuta nelle piste da Rally. Vi svelo i miei sogni nel cassetto”

Andrea Sarah Tardito è una ragazza classe 2002, frequenta l’Istituto Artom e ama follemente il rombo dei motori. Anzi, si può proprio dire che quella sia la sua colonna sonora preferita. In particolare il rombo del motore di una macchina da rally, di certo non uno degli sport più comuni da praticare in Italia, ma che, soprattutto tra la fine degli anni 60 e inizio anni 70, godeva di una ribalta da fare invidia a molti. Una disciplina che, come tante cose è profondamente cambiata negli anni, e non sempre in meglio.

Andrea è però letteralmente cresciuta tra le piste automobilistiche, non ha mai dato importanza a bambole o altri giocattoli, il suo focus è sempre stato per le quattro ruote. Prima con i kart e poi con i rally. D’altronde non sarebbe potuto che essere così visto che sia mamma Clelia che papà Fabrizio sono stati due piloti rally di buon livello. E lì ad aiutarli a smontare le gomme c’era proprio Andrea. Ma ormai quello è il passato. Il presente parla di una navigatrice di belle speranze e con grande passione, reduce dal “Rally Trofeo delle Merende” di ottobre con il pilota Paolo Garbero ( su Renault Clio RS) e dalla vittoria di categoria nei 68esimi assoluti nel Rally di Castiglione Torinese di dicembre con il pilota Max Gilardetti (su Rstb 1.6 plus). Il suo futuro dice Rally “Ronde del Canavese”, kermesse del prossimo mese di febbraio, in cui gareggerà sempre da navigatrice.

Partiamo subito dai fatti più recenti. Sei passata dalla delusione del Rally Trofeo delle Merende al fenomenale trionfo del Rally di Castiglione Torinese. Ci racconti un po’ delle emozioni che hai provato?

Ero a terra, delusa dall’esito della gara di ottobre in cui riponevo tante aspettative. Soprattutto perché, a causa della pandemia, il mio debutto era slittato di qualche mese e quindi non facevo altro che pensare a quella gara. Ci tenevo molto. Così mi sono detta che per il 2021 poteva bastare e che non avrei più corso per il resto dell’anno solare. Finché un giorno, a ridosso della gara, ricevo la chiamata degli organizzatori del Rally di Castiglione dove mi dicono che un pilota è rimasto senza navigatore. All’inizio rimango scettica ma poi decido di accettare. Non avrei mai pensato potesse andare tutto in modo così perfetto. Le emozioni sono state molteplici, ho trovato supporto da parte di tutte le persone che mi vogliono bene. Il momento più bello? Ne scelgo due: l’arrivo, che è stato il mio primo e unico finora davanti a genitori e amici, e la premiazione.

Una vittoria che sembrava scritta nel destino, dal momento che i tuoi genitori si sono conosciuti proprio in una pista da rally

Sì, direi proprio che è così. Mio padre ha iniziato a correre nel 1988 e mia madre nel 1993, pensa che per un certo periodo lei gli ha fatto anche da navigatore. Mia mamma ha corso fino a poco prima che nascessi io, da lì in avanti sono quindi diventata la tifosa numero uno di mio papà: stavo sempre con lui, gli tenevo le coppe e provavo a offrirgli aiuto per quanto fosse possibile. Vagavo per il garage con la dinamometrica e guai a chi me la rubava. Poi ho iniziato a correre con i kart e da lì è partita la mia storia. Una storia già scritta, che io non dovevo fare altro che vivere. 

Tra l’altro con i kart sono cresciuti molti piloti attuali della Formula 1: uno sport che ti ha da sempre appassionato, giusto?

I kart sono un’ottima “scuola” per chiunque voglia poi fare il grande salto in Formula 1. Ti insegnano veramente tanto. Basti pensare ai vari Verstappen, Leclerc e Gasly: tutti accomunati da un passato nei kart. 

Come si sviluppa il tuo weekend in prossimità di una gara?

Il mio weekend inizia il venerdì alle 5 del mattino. Preparo il borsone con casco, tuta e scarpe poi arriva il turno della parte burocratica con i documenti per le varie verifiche che vengono eseguite ad ogni pilota e navigatore nelle piste. Poi una volta in pista, bisogna aspettare ore per un tagliandino che ti permetta di avere accesso alle prove. Si finisce spesso e volentieri tardi, l’ultimo check da fare prima di andare a dormire è ovviamente il controllo della macchina. Se quell’aspetto è ok si va a letto più tranquilli, e ci si prepara meglio alla gara dell’indomani.

Quali sono i tuoi idoli e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio idolo è sicuramente il mio papà. Poi certamente Loeb e Michelle Mouton, che per noi donne amanti dei motori in generale è un’istituzione. Di sogni nel cassetto al momento, invece, ne ho un paio: da buona astigiana, non posso che mettere al primo posto la vittoria del Rally del Tartufo. Un altro sogno sarebbe sicuramente quello di partecipare al Rally di Sanremo, uno dei più importanti sia a livello nazionale che internazionale.

In conclusione, vorrei fare con te una considerazione che riguarda la disuguaglianza in certi sport tra donne e uomini. Infatti, ancora molto spesso, il binomio donne-motori viene etichettato come “poco comune”. Il rally, da questo punto di vista, pensi che abbia fatto dei passi in avanti?

Devo dire che l’affluenza femminile non è mai mancata nel nostro sport, merito soprattutto della storia che ha visto diverse donne gareggiare e vincere kermesse importanti. In particolare Michelle Mouton e Fabrizia Pons, che nel 1981 sorpresero il mondo andando a vincere il Rally di Sanremo, uno degli appuntamenti di maggior spicco nel calendario rallistico. Il passo in avanti che andrebbe fatto riguarda il comportamento di alcuni uomini. Si perché una donna che ottiene risultati mediocri non viene considerata, ma se inizia a vincere può dare fastidio. Non è normale che un uomo non si presenti sul podio solo perché una donna è stata migliore di lui. Questi episodi non dovrebbero esistere eppure ne succedono ancora. Speriamo che prima o poi questi pregiudizi vengano eliminati.

 

 

 

 

 

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