Gianfranco Porqueddu scrive a Cirio e Ricca per chiedere il sostegno dello sport piemontese

Il Coni Piemonte scende in campo per attirare l’attenzione verso le esigenze del mondo dello sport in emergenza Coronavirus. Lo sport è stato drammaticamente colpito, come tutto il resto d’altronde, e i contraccolpi del Covid19 lasceranno i segni per molto tempo, anche superata la fase attuale che stiamo vivendo.

E’ per questo che Gianfranco Porqueddu, presidente del Coni piemontese, ha scritto una lunga missiva al Governatore del Piemonte Alberto Cirio e all’Assessore allo sport Fabrizio Ricca, per fare il punto della situazione, anche alla luce delle istanze già presentate a Malagò, e alla luce delle manovre previste dal Governo.

Ecco di seguito la lettera integrale sottoscritta da Porqueddu.


Carissimi,
in riferimento al comunicato stampa del 31 marzo u.s., dove sono state annunciate misure straordinarie in favore delle associazioni sportive e di tutto il mondo legato allo sport, esprimiamo soddisfazione per l’attenzione dimostrata in questo momento così delicato e di grave sofferenza per l’intera società.
Per tradurre quanto preannunciato negli adeguati e corretti provvedimenti amministrativi – seguendo la linea già condivisa del dialogo e collaborazione fra le istituzioni che rappresentiamo, per rendere insieme e congiuntamente il miglior servizio al sistema sportivo regionale soprattutto in questo momento di estrema difficoltà – desideriamo esporVi le nostre considerazioni.

Preme evidenziare che l’analisi e le connesse proposte che trovate nel prosieguo della presente non sono solo il frutto dell’esame congiunto con tutte le componenti del mondo sportivo regionale, ma riflettono il contenuto della missiva inviata dalla quasi totalità del sistema sportivo organizzato (Federazioni Sportive, Discipline Sportive Associate, Associazioni Benemerite Enti di Promozione Sportiva e Comitati Regionali del CONI) al Presidente del CONI Giovanni Malagò. Le nostre considerazioni che andremo ad esporVi sono quindi in linea con le necessità ravvisate dal mondo sportivo su tutto il territorio nazionale ed esposte al Presidente Nazionale.

Non solo, se consideriamo i necessari interventi che le amministrazioni locali ed in particolare quelle regionali sono chiamate a fare, i contenuti della presente sono in linea con le analisi svolte dal CONI CR Lombardia al governatore avv. Fontana.
Le presenti considerazioni e richieste riflettono quindi non solo la situazione dello sport nella nostra Regione, ma sono coerenti e conformi allo stato e alle necessità rammostrate da tutto il sistema Sportivo nazionale e locale e rispetto alle quali vi è assoluta unità di intenti, analisi e
richieste del mondo che rappresentiamo. Non è, quindi, questo il momento dei distinguo tra le diverse componenti del sistema sportivo,
perché solo perseguendo un obiettivo unitario potremo ottenere benefici volti a salvaguardare l’attività delle migliaia di associazioni sportive (prescindendo dall’organismo affiliante) diffuse sul territorio nazionale che rischiano di non avere le risorse e le opportunità per proseguire la propria preziosa attività a favore dello sport dilettantistico, una volta che sarà cessata l’emergenza epidemiologica.

In quest’ottica unitaria il CONI, interlocutore istituzionale in quanto soggetto che raggruppa le rappresentanze democratiche dell’intero sistema e mondo sportivo (Associazioni Sportive Dilettantistiche, Società Sportive Dilettantistiche, Federazioni Sportive, Discipline Associate, Enti di Promozione Sportiva, Associazioni Benemerite), consapevole della complessità nel trasformare in atti amministrativi le intenzioni è a disposizione per elaborare proposte, criteri e quant’altro ritenuto necessario per aiutare lo sport del Piemonte.
In vista, quindi, di un prossimo e imminente incontro (ovviamente nella forma consentita dalle attuali normative) volto ad esaminare congiuntamente gli interventi più opportuni, sottoponiamo le nostre prime considerazioni.

Obiettivo primario degli interventi dell’Assessorato dovrà essere il consentire alle tante realtà associative sul territorio di continuare a sopravvivere, ponendo particolare attenzione a quelle periferie il cui svolgono una essenziale funzione sociale e sportiva, così come alle eccellenze della nostra Regione che incontreranno grosse difficoltà a mantenere gli standard ottenuti.
Dal 9 marzo le associazioni e le società del Piemonte hanno chiuso gli impianti. Ipotizzando una ripresa delle attività dal mese di giugno 2020, occorre considerare
(a) tre mesi di blocco e
(b) un successivo periodo di almeno sei mesi per il ritorno all’ordinaria frequentazione.

Con i tre mesi di interruzione nel periodo di fine inverno/primavera, vengono a mancare alle società le entrate che si accumulano nella prima parte dell’anno e che spesso costituiscono una cassa importante per tutta l’attività della stagione agonistica. È pacifico che questa perdita non
sarà recuperata; e senza un adeguato intervento che possa sostituire tale perdita, le società non potranno ripartire.
A seguito di tale interruzione e della futura e graduale ripresa, il sistema sportivo ha subito gravi ripercussioni economiche sotto tre profili.

a) Concessioni e impianti sportivi.
Le norme attuali prevedono la sospensione nel pagamento delle concessioni, ma si tratta di una non soluzione. È necessario che per tutto il periodo in cui l’impianto è chiuso, il pagamento del canone sia interrotto (e non sospeso per poi essere versato tre mesi dopo). Se l’impianto è chiuso non c’è alcuna fonte di incasso e tale incasso mancato non si recupera tre mesi dopo.
Occorre anche pensare al tema di tutti gli oneri fissi che le società, seppure chiuse debbano pagare e, non da ultimo, di quanto durerà, dalla fine della crisi, la effettiva ripresa a regime ordinario.
Ulteriore aspetto attiene gli interventi di manutenzione straordinaria, programmati nel contratto di concessione. È ovvio che in assenza di risorse tali interventi debbano essere differiti con conseguente proroga della durata della concessione.

b) Attività sportiva.
Le società, chiusi gli impianti, hanno creato sistemi di allenamento per consentire agli atleti di proseguire a casa la preparazione (allenamenti da casa seguiti dai tecnici tramite strumenti telematici, lezioni collettive tramite piattaforme telematiche; gare tramite social.).
Ma con gli impianti chiusi e quindi senza nessun tipo di entrate, la ripresa dell’attività sarà estremamente difficile. Ne patiranno sicuramente le attività che integrano un puro costo delle asd e quindi l’attività agonistica pura, le trasferte, il rinnovo del materiale sportivo, il mondo
della disabilità etc. È quindi necessario un piano straordinario per il sostegno dell’attività sportiva ordinaria delle ASD e, quindi, una linea di intervento specifica per l’attività ordinaria ed istituzionale perché, oggi, ciò che è a rischio è proprio l’attività istituzionale ed ordinaria.

c) Mondo del lavoro sportivo.
Consideriamo che fra federazioni sportive, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva abbiamo circa 500.000 tecnici. Ciò significa che l’attuale destinazione di 50 milioni di euro (riferito all’una tantum di 600 euro) saranno soddisfatti 83 mila collaboratori sportivi e quindi poco più del 10% del totale (e per un solo mese di intervento).
È necessaria una misura di sostegno per il mondo del lavoro sportivo che sia adeguata all’urgenza, con un intervento strutturale ed adeguato, sia in termini economici che temporali per garantire la sopravvivenza del personale che ogni giorno fa vivere le ASD e il sistema sportivo.

In sintesi, le ricadute negative per il periodo di interruzione sono le seguenti:
1. costi fissi per canone, utenze, assicurazioni, manutenzione e oneri anche fiscali e tributari;
2. costi straordinari per sanificazione;
3. oneri per collaboratori sportivi;
4. mancati incassi per attività sportiva (corsi, master, collaborazioni e affiliazioni);
5. mancati incassi da attività extra sportiva (rimborso del gestore del servizio bar ristorazione interno, utilizzo sale, altre attività sociali);
6. mancati incassi da attività federale/istituzionale (introiti da tasse gara e/o eventi);
7. soci non fatti, mentre la perdita fisiologica di soci non solo si verifica ma è aumentata dal Covid.

Per il periodo successivo all’interruzione, oltre alle ricadute negative già indicate, occorre anche considerare che la carenza di risorse determinerà la riduzione e/o l’impossibilità a svolgere ogni tipo di attività che abbia un effettivo costo (agonismo, trasferte etc..), oltre alla riduzione di tutte le voci di entrata per il periodo di almeno 6 mesi.
Alla luce di tali ricadute negative, è necessario costruire da subito le condizioni per la ripartenza.
Di seguito gli interventi che si ritengono necessari:

I. Interventi finanziari e contributi
➢ piano straordinario regionale per sostegno urgente all’attività ordinaria ed istituzionale delle ASD;
➢ contributi alle asd pari al 30% del mancato “incasso” durante la sospensione e per i primi sei mesi dalla ripresa;
➢ fondo di garanzia con mutuo a tasso zero per finanziamenti necessari alle liquidità, sia per le attività ordinare sia per gli investimenti già programmati;
➢ contributo straordinario a favore degli organismi affilianti (FSN, DSA, EPS) finalizzato esclusivamente a ridurre, per le associazioni, l’onere (affiliazioni, tesseramenti, iscrizione ai campionati) sostenuto dalle stesse per la partecipazione alle attività federali per la prossima stagione sportiva 2020/2021 (tesseramento, affiliazioni, iscrizione gare federali);
➢ costituzione di un Fondo Rotativo a disposizione per 48 mesi finalizzato alla concessione di erogazioni a fondo perduto, in conto capitale e a tasso agevolato per società e associazioni sportive che, in questo momento, sono in grave difficoltà finanziaria a causa della chiusura; con le rispose liquide di tale misura le ASD e le SSD potrebbero avere l’effettiva possibilità di riprendere le attività dopo la fine dell’emergenza sanitaria e quindi anche contribuire alla ripartenza dell’intero sistema economico.

II. Impianti sportivi
➢ interruzione dei pagamenti dei canoni di concessione per tutto il periodo di fermo impianto e riduzione dei canoni per il periodo di sei mesi dalla ripresa;
➢ differimento di almeno 24 mesi delle opere di ristrutturazione straordinaria previste nei contratti di concessione, con conseguente proroga di eguale periodo della concessione;
➢ estensione dei benefici previsti dall’art.65 del Cura Italia alle unità immobiliari destinate all’esercizio dell’attività sportiva.

III. Lavoratori
➢ Cassa integrazione in deroga da estendersi anche ai lavoratori parasubordinati con contratto di collaborazione coordinata e continuativa del settore sportivo, ivi compresi i collaboratori coordinati e continuativi di carattere amministrativo gestionale non professionale di cui all’art. 67, comma 1, lett. m) ultimo capoverso del DPR 917/1986 (TUIR).

IV. Imposte e tasse
➢ sospensione dei termini di pagamento per le imposte sui redditi e IRAP con
pagamento differito a 12 mesi dalla riapertura dell’impianto;
➢ esenzione totale ad IMU e TASI e qualsivoglia imposta e/o tassa connessa all’impianto per tutto il periodo di sospensione dell’attività.
Queste, in estrema sintesi, le nostre analisi e proposte, che come già riferito, derivano dall’esame congiunto con tutte le componenti del mondo sportivo regionale e sono coerenti alle necessità rammostrate da tutto il sistema Sportivo nazionale e locale.

Restiamo quindi in attesa di un cortese riscontro per elaborare proposte, criteri e quant’altro ritenuto necessario per aiutare lo sport del Piemonte.