La Brancaleone festeggia l’Oscar dell’Atletica ad Elisa Stefani in attesa dell’esito del ricorso sui fatti di Canelli

Momenti di gloria e momenti di difficili: gli ultimi mesi della Brancaleone Asti non sono stati tutti rose e fiori.
Se da un lato ha brillato la stella di Elisa Stefani, che per le sue prestazioni in maratona riceverà l’Oscar dell’Atletica Piemontese il prossimo 29 febbraio, dall’altro bruciano ancora gli strascichi degli eventi legati alla drammatica giornata dei Campionati Italiani di Canelli.

La giustizia federale, che aveva aperto un procedimento a carico di ben sette persone, tra responsabile organizzativo, delegato tecnico, giudice omologatore, giudice starter, speaker e due consiglieri della società organizzatrice, ha concluso il primo step con la condanna di Fabio Amandola, presidente della Brancaleone, all’inibizione per 6 mesi dalla carica e al pagamento di 700 euro di ammenda, sei mesi di inibizione dal suo ruolo anche per Simone Fuso, delegato tecnico. Tutti assolti “per non aver commesso il fatto” gli altri.

Una situazione in cui il Collegio giudicante del Tribunale Federale sottolinea nella decisione n. 5 del 07/01/2020 come Amandola e Fuso abbiano “contribuito al totale insuccesso della manifestazione“. Sono diverse le mancanze imputate direttamente ad Amandola, sia organizzative che documentali, ma la “medesima e speculare responsabilità va attribuita al sig. Fuso“, cita la sentenza. Questo perché il Delegato tecnico “ha totalmente omesso di verificare la situazione in loco e la inadeguatezza della organizzazione, omettendo di convocare la riunione tecnica preliminare il giorno prima della competizione in occasione della quale avrebbe potuto intervenire indicando le attività necessarie a ovviare ai rischi, poi puntualmente concretizzatisi, e a contestare all’Amandola l’assensa dei requisiti di fatto e documentali riscontrati”. L’omissione di Fuso, dunque, secondo la giustizia federale, “ha contribuito agli accadimenti contestati“.

La sentenza prosegue e le azioni non finiscono qui. Fabio Amandola ha infatti presentato ricorso, sottolineando come siano state le mancanze del delegato tecnico a causare poi tutto quello che è successo quel maledetto 8 settembre.

L’organizzatore deve predisporre la “struttura”, presentare un dispositivo tecnico con tutte le indicazioni richieste, proporre un percorso, che nel frattempo viene omologato dalla Federazione, ma il giorno della gara, tutto passa in mano del Delegato tecnico. “Abbiamo chiesto più volte al Delegato tecnico se avevano senso le partenze così organizzate, la scelta di suddividerle in quel modo è stata sua – ci spiega Fabio Amandola. – Non ha ritenuto di dover fare la riunione tecnica, ci ha detto che andava tutto bene. Cosa potevamo fare noi, come organizzatori, di diverso, di fronte a queste rassicurazioni del Delegato tecnico?”.

Sicuramente la vicenda è complicata, la giustizia federale della FIDAL è chiamata a giudicare, da una parte, l’operato di un suo giudice di gara, dall’altro, di una società affiliata, quindi sempre parte della FIDAL stessa. Ne sapremo di più dopo la sentenza sul ricorso.